I percorsi dell'opera di Artias

Prosegue la presentazione di una selezione di lavori dell’artista commentati da Lydia Artias, guida autorevole per commentare, contestualizzare e  arricchire con informazioni intime e quotidiane il lavoro dell’artista.

Ne deriverà una sorta di “visita guidata virtuale”, utile al lavoro di archiviazione in programma.

                                                                                                                        Il comitato scientifico

**NOTA IMPORTANTE**
LYDIA ARTIAS PRECISA che
il sito wwwphilippeartias.it  e  L’Ass.ne Philippe Artias  non sono gestiti dalla Famiglia di Philppe Artias

L'unico sitoweb che cura e promuove la famiglia è questo  www.ilmioartias.it oltre al gruppo  facebook  Philippe Artias - Centenario dalla nascita, grazie per la collaborazione!                                         Per richieste e informazioni: Artias Lydia artias@virgilio.it


ROBESPIERRE


Questo ritratto di Robespierre, del 1967, fa parte di un  lungo impegno di ARTIAS sul tema della Rivoluzione Francese  -in tutto circa 50 quadri-  dedicati alla “Prise de la Bastille”, alla folla in follia, agli eccessi e alla febbre della nuova libertà.

La data ha sua importanza: in effetti la prima mostra dedicata a questo ciclo, in Francia presso la Galerie Verrière a Lione, fu inaugurata alla fine di aprile del 1968, alla vigilia del famoso maggio ‘68.

Notevole il sesto senso dell’artista che, per più di un anno, ha dipinto la Rivoluzione proprio quando stava per esplodere di nuovo!

 

Se ben ricordo, Philippe ha dipinto 8 ritratti di Robespierre, affascinato dal personaggio molto più complesso ed enigmatico di ciò che è comune dire su di lui. Anch’egli vittima del “suo” patibolo; la sua fine, attraverso tanti particolari, evoca stranamente la fine di Gesù Cristo: deriso, umiliato, la mascella rotta dal gendarme Merda (autentico), Robespierre nel ringraziare un tale che l’aiutava, disse “Merci … Monsieur” alla maniera antica, invece dell’obbligatorio “Citoyen – cittadino”, firmando cosi la fine della Rivoluzione.

 

Artias, attraverso tanti episodi della sua opera ed in particolare quelli storici,  ha cercato il modo di dire, o ridire, quella sua costante lotta dell’umiliato contro il potere, tutti poteri, senza nascondere mai la faccia scura delle conquiste. Nessuna guerra di nessun genere è mai “pulita”,purtroppo.

In quegli anni, la pittura di Artias, a volte molto figurativa, come nel caso di questi ritratti, a volte tumultuosa e tempestosa perchè mescola tanti elementi diversi (la folla in furia) è sempre ricca di scritture nervose,di pennellate decise, come se volesse perfino graffiare la tela.

Una piccola nota per sorridere: in questi anni eravamo ospiti da una certa Marchesa nel suo castello nella vicinanza di Lione ed è proprio lì che Artias ha partorito la sua Rivoluzione nel più totale sdegno e incomprensione della gentile Marchesa che diceva “non capisco, Monsieur Artias, Lei sembra cosi amabile, perché tutto questo furore contro gli aristocratici ?” Domanda senza risposta …

 

NUDO PAESAGGIO - 1964


Artias ha sempre sostenuto che fu iniziato al mistero del creare, al “diventare pittore”, grazie a sua lunga permanenza nell’amatissimo e selvaggio paesaggio della Alta- Loira,  pieno di misteri, di racconti legati ad un passato celtico  che lascio nella mente della gente  un qualche cosa di pagano, di animista, sopra tutto per coloro che lavoravano in stretto contatto con la natura.

Suoi nudi-paesaggi sono l’espressione quasi mistica dello sposalizio fra le rocce, la foresta e il corpo femminile che diventa totalmente parte della natura, intimamente mescolata con essa, nello stesso tempo esaltato, come divinizzato.

Il nudo, la natura per Artias sono  stati due perni costanti nella sua opera ma non c’è dubbio che questi anni “sacri” in Alta-Loira l’hanno segnato per sempre. Diceva allora, “cerco di diventare albero, acqua, vento ...”.

Un ricordo personale fortissimo : poco tempo dopo averlo conosciuto, Artias mi porto nella sua foresta di Mionne e mi presento  ad una roccia particolarissima, molto grande, quasi rettangolare, dicendomi, quando mi capita una cosa veramente importante, mi reco sempre qui per chiedere consiglio e protezione...

Il quadro raffigurato oggi è molto caratteristico di questi anni col corpo femminile esteso, raggiante, cremoso, che illumina dalla sua forza, della sua voluttà la roccia dorata che sembra diventare tenera a contatto con tanta dolcezza.

Lydia Artias




 

Impiccati di Philippe Artias

“Che sia perché è stato l’attore, durante la sua permanenza  nei gruppi partigiani dell’Auvergne, di uno dei momenti più terribili della storia del XX secolo?  … C’è sempre un’ossessione della violenza che attraversa l’opera di Artias, a partire da queste evocazioni, negli anni sessanta, di una feudalità brutale e sanguinaria (“Il regno di Carlo VI di Valois”), fino agli episodi più intensi della Rivoluzione francese … Quando, più tardi, trascura la “grande” storia per rivisitare la storia dell’arte – quella relativa alla sua pratica - Artias guarda gli artisti che hanno tradotto più intensamente questi meccanismi di violenza.
Dei loro quadri, conosciuti da tutti,  esplora, con passione ed attenzione, i virtuosismi, capace di scoprire le potenzialità che solo un pittore, con i mezzi della sua arte, può fare emergere.”
(Jacques Beauffet, curatore  del Museo di Arte Contemporanea di Saint-Etienne – dicembre 2012).

Questo dipinto di 120 x 120, olio su tela, anno 1964, “Impiccati” nacque osservando  nella bottega di un piccolo macellaio di campagna, la carcassa appesa di un bovino che, in un primo tempo evocò per Artias il quadro famoso di Rembrandt “Il bue macellato” ma poi, gli permise di svuotare la sua mente di  tutte le cose orrende e inesprimabili vissute durante la Resistenza.
Gli impiccati con la loro testa all’ingiù, sono poveri corpi torturati, senza difesa.
I colori esprimano anche l’insostenibile intensità della violenza: rossi profondi quasi bruniti come sangue asciutto, incandescenza dei gialli-ocra come grasso, neri fiammati e profondi : tutto esprime la violenza, la tortura ma senza espressionismo esasperato a livello del colore come per ricoprire col velo  del ricordo, ciò che fu nella realtà una violenza insopportabile.

Come Goya con il suo famoso dipinto “Gli orrori della guerra” o Picasso con “Guernica” Artias esprime l’indicibile sofferenza e la stupidità di tutte le guerre.

Lydia ARTIAS 





IL MIO ARTIAS

Perchè il mio Artias? Non per un orgoglioso possesso ma per tenerezza, complicità, comunione di emozioni e di ricerche dedicati all'arte . Philippe ha sollevato per me un magico sipario e, da guida illuminata, da amoroso folle dell'arte di tutti i tempi, mi ha fatto entrare nel mondo delle meraviglie che vorrei condividere. Il sito un mezzo per farlo.

                                                                                           Lydia Artias

Philippe Artias - IL RIBELLE

Philippe Artias nasce nel 1912 in Francia e scompare in Italia, a Numana, nel 2002, avendo scelto di godere con amore questa terra prediletta, per gli ultimi 26 anni della sua vita.

Grande patriota, partigiano decorato con la Légion d’Honneur, amico di Picasso che ha frequentato durante i cinque anni vissuti nei pressi della Vallauris, Artias fu sempre attratto dall’Italia, come tanti artisti internazionali.

Realizzò un suo vecchio sogno nel 1976, raggiungendo “la terra dei padri” come chiamava l’Italia, considerando in tal senso Raffaello, Piero della Francesca, Paolo Uccello e tanti altri.

In Francia ebbe una vita artistica molto intensa, non solo come personalità invitata nelle rassegne più prestigiose a Parigi e all’estero ( Stati Uniti, Giappone, Messico, Svizzera, Inghilterra, ecc. ) ma anche come Docente presso la Maison de la Culture di Saint Etienne, dove promosse un corso id pittura innovativa, molto stimolante, di cui, a distanza di 40 anni, c’è ancora memoria.