I percorsi dell'opera di Artias

Inizia con questa opera, la presentazione di una selezione di lavori dell’artista commentati da Lydia Artias, guida autorevole per commentare, contestualizzare e  arricchire con informazioni intime e quotidiane il lavoro dell’artista.

Ne deriverà una sorta di “visita guidata virtuale”, utile al lavoro di archiviazione in programma.

Il comitato scientifico

 

Impiccati di Philippe Artias

“Che sia perché è stato l’attore, durante la sua permanenza  nei gruppi partigiani dell’Auvergne, di uno dei momenti più terribili della storia del XX secolo?  … C’è sempre un’ossessione della violenza che attraversa l’opera di Artias, a partire da queste evocazioni, negli anni sessanta, di una feudalità brutale e sanguinaria (“Il regno di Carlo VI di Valois”), fino agli episodi più intensi della Rivoluzione francese … Quando, più tardi, trascura la “grande” storia per rivisitare la storia dell’arte – quella relativa alla sua pratica - Artias guarda gli artisti che hanno tradotto più intensamente questi meccanismi di violenza.
Dei loro quadri, conosciuti da tutti,  esplora, con passione ed attenzione, i virtuosismi, capace di scoprire le potenzialità che solo un pittore, con i mezzi della sua arte, può fare emergere.”
(Jacques Beauffet, curatore  del Museo di Arte Contemporanea di Saint-Etienne – dicembre 2012).

Questo dipinto di 120 x 120, olio su tela, anno 1964, “Impiccati” nacque osservando  nella bottega di un piccolo macellaio di campagna, la carcassa appesa di un bovino che, in un primo tempo evocò per Artias il quadro famoso di Rembrandt “Il bue macellato” ma poi, gli permise di svuotare la sua mente di  tutte le cose orrende e inesprimabili vissute durante la Resistenza.
Gli impiccati con la loro testa all’ingiù, sono poveri corpi torturati, senza difesa.
I colori esprimano anche l’insostenibile intensità della violenza: rossi profondi quasi bruniti come sangue asciutto, incandescenza dei gialli-ocra come grasso, neri fiammati e profondi : tutto esprime la violenza, la tortura ma senza espressionismo esasperato a livello del colore come per ricoprire col velo  del ricordo, ciò che fu nella realtà una violenza insopportabile.

Come Goya con il suo famoso dipinto “Gli orrori della guerra” o Picasso con “Guernica” Artias esprime l’indicibile sofferenza e la stupidità di tutte le guerre.

Lydia ARTIAS 





IL MIO ARTIAS

Perchè il mio Artias? Non per un orgoglioso possesso ma per tenerezza, complicità, comunione di emozioni e di ricerche dedicati all'arte . Philippe ha sollevato per me un magico sipario e, da guida illuminata, da amoroso folle dell'arte di tutti i tempi, mi ha fatto entrare nel mondo delle meraviglie che vorrei condividere. Il sito un mezzo per farlo.

                                                                                           Lydia Artias

Philippe Artias - IL RIBELLE

Philippe Artias nasce nel 1912 in Francia e scompare in Italia, a Numana, nel 2002, avendo scelto di godere con amore questa terra prediletta, per gli ultimi 26 anni della sua vita.

Grande patriota, partigiano decorato con la Légion d’Honneur, amico di Picasso che ha frequentato durante i cinque anni vissuti nei pressi della Vallauris, Artias fu sempre attratto dall’Italia, come tanti artisti internazionali.

Realizzò un suo vecchio sogno nel 1976, raggiungendo “la terra dei padri” come chiamava l’Italia, considerando in tal senso Raffaello, Piero della Francesca, Paolo Uccello e tanti altri.

In Francia ebbe una vita artistica molto intensa, non solo come personalità invitata nelle rassegne più prestigiose a Parigi e all’estero ( Stati Uniti, Giappone, Messico, Svizzera, Inghilterra, ecc. ) ma anche come Docente presso la Maison de la Culture di Saint Etienne, dove promosse un corso id pittura innovativa, molto stimolante, di cui, a distanza di 40 anni, c’è ancora memoria.